GIURISPRUDENZA E NORMATIVA

REQUISITI DI PROFESSIONALITÀ E ONORABILITÀ DELL’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

La figura dell’amministratore di condominio è sempre stata oggetto di discussione in sede assembleare poiché la normativa non aveva mai “qualificato” l’amministratore condominiale se non sotto l’aspetto della capacità giuridica. Poteva quindi svolgere la professione di amministratore immobiliare di condomini, supercondomini e villaggi residenziali chiunque lo desiderasse, senza alcun requisito specifico.

Con la riforma, che entrerà in vigore dal 18 giugno 2013, si sono invece introdotto requisiti di professionalità e onorabilità ben sanciti all’art. 71bis disp. att.c.c. di seguito:

  1. Avere il godimento dei diritti civili
  2. Non essere stati condannati per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore a due anni e a un massimo di cinque
  3. Non essere stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta riabilitazione
  4. Non essere interdetti o inabilitati
  5. Non risultare annotati nell’elenco dei protesti cambiari
  6. Aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado
  7. Aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolto l’attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.

La perdita del godimento dei diritti civili e dei requisiti di onorabilità comporta la cessazione dell’incarico dell’amministratore condominiale, quindi il termine del contratto di mandato fiduciario.

Il singolo condomino che vuole svolgere la mansione di amministratore di condominio nel proprio fabbricato potrà farlo, in base all’art. 1106 comma 2°, tuttavia dovrà possedere i requisiti di cui ai punti a, b, c, d, e.

L’amministratore di condominio può essere un soggetto autonomo o una società di capitali come disposto dall’art. 71 bis; per altro, tale aspetto era già stato ampiamente discusso dalla Suprema Corte e l’orientamento oramai consolidato era a favorevole della società di capitale.

Anzi, vista la complessità della professione, la Suprema Corte aveva ritenuto che una società potesse meglio svolgere i suoi adempimenti potendo contenere al suo interno tecnici e imprese per la manutenzione degli stabili abitativi.

La nuova disciplina della professione dell’ordinamento forense prevede all’art. 18 che “la professione di avvocato è incompatibile con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente e professionalmente”.

La Faq 32 diffusa dal Consiglio Nazionale Forense “l’attività di amministratore di condominio-continuativa o professionale” sarebbe incompatibile con l’esercizio della professione di avvocato.